Il Faro Lanterna

Già ai tempi della Tergeste romana esisteva una sorta di faro, nella stessa area in cui oggi sorge la Lanterna. Quando la città divenne colonia romana venne rinnovata nelle strutture urbane e sicuramente il porto venne ben attrezzato per i trasporti via mare,  il carico e scarico delle merci destinate ai commerci. I moli proteggevano dai venti e dalle mareggiate il bacino in cui erano sistemati gli approdi delle navi. Una linea di costa che, dalla zona dell’attuale Lanterna, si estendeva fino ai resti del teatro romano e più oltre sotto l’attuale sede della RAS in via Dante. Queste vestigia romane, secondo le fonti, affioravano durante le basse maree fino al XVII secolo, quando a seguito della proclamazione del Porto-franco vennero eseguiti dei lavori di consolidamento e ampliamento. Padre Ireneo della Croce, nel 1698, tramanda notizie di due moli antichi a chiusura del porto, realizzati in blocchi squadrati di pietra bianca: uno curvo, dalla punta di Campo Marzio allo scoglio dello Zucco, con una fondazione ottagonale forse pertinente ad una torre o un faro (ipotesi ripresa dal Kandler nel 1870), l’altro verso l’attuale riva Grumula.

Lanterna

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Pianta di Trieste realizzata su suggerimento di G. Casimiro Donadoni, 1718. Museo Civico di Storia ed Arte

Il faro Lanterna di Trieste si trova al Molo Fratelli Bandiera (già Molo Teresiano, di S. Teresa o della Lanterna), vicino alla nuova Piscina Comunale e prima dell’ingresso al Porto Vecchio. La costruzione del faro, le cui fondazioni poggiano su quello che una volta era lo Scoglio dello Zucco (fino a fine ‘700 staccato dalla terraferma), fu voluta dal governatore della città Carlo Zinzendorf, su progetto di Matteo Pertsch e doveva svolgere anche una funzione di vigilanza e difesa del Porto. Alla base della Lanterna sorge una sorta di fortino, che per tipologia appartiene al tipo fortificatorio della torre casamattata per artiglieria a tracciato circolare, o torre massimiliana. Queste fortificazioni traggono il loro nome dalle torri costruite a Linz tra il 1831 ed il 1833 dall’arciduca Massimiliano, già in uso nelle costiere svedesi del tardo Seicento. La loro struttura massiccia e circolare le rendeva inespugnabili, e consentiva il controllo a 360°. Sono stati rinvenuti dei progetti, non realizzati, per una lanterna, una fortezza e un bastione, da realizzarsi allo scoglio dello Zucco. Il sito, assieme al neoarsenale nel dismesso Lazzaretto, avrebbe dovuto formare tutto un complesso difensivo verso il mare.

Architetto Antonio Montanelli, 1777 circa. Progetto della Lanterna per il molo dello Zucco, con alzato e sezione, non realizzato

 Architetto Monari, 1777. Progetto di Lanterna da realizzarsi sul molo delo Zucco

Anonimo, 1778. Progetto di Fortezza sullo Zucco. Non realizzato. La lanterna si sarebbe innestata sulla base poligonale del bastione dello Zucco

B. Linassi, Litografia a colori. Sono riportate varie bandiere di segnalazione marittima con ai lati spiegazioni per l’uso. Museo Civico di Storia ed Arte

La Lanterna, alta quasi 35 metri, con una portata di una quindicina di miglia marine, entrò in funzione l’11 febbraio 1833. All’inizio si utilizzò olio combustibile, sostituito dal 1860 con il petrolio e successivamente con l’elettricità. Dopo quella data vi sorse una cappella, dedicata a San Nicolò, attrezzata anche per la segnalazione notturna, funzione sostituita con l’edificazione di una nuova Lanterna, per volere di Maria Teresa d’Asburgo (Vienna, 1717 – Vienna, 1780), in uso fino al 1833, quando venne inaugurata l’attuale. Dalla fine dell’Ottocento, un cannone posto alla sua base segnava, con una salva, il mezzogiorno. Agli inizi del Novecento sulla Lanterna veniva mostrata la pressione dell’aria con un indice mobile, regolato manualmente sui valori registrati dall’Osservatorio Marittimo. Per anni la Lanterna si presentò dipinta a strisce bianche e nere. Con l’inaugurazione, nel 1927, del Faro della Vittoria, la Lanterna decadde dall’originaria funzione e il 25 novembre 1969 venne spenta definitivamente. Nel 1992 è stata restaurata dalla Lega Navale di Trieste, che ne ha fatto la propria sede.

(g.c.)